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Via Lattea [2023-2024]

Diventare genitori è come entrare in una piccola galassia, densa di interrogativi e di speranze ragionevoli sul caos che la circonda. È una Via Lattea domestica, che occorre ridisporre e rivedere. Al suo interno, lo scandire degli eventi quotidiani si rafforza e si fa rito, i movimenti sono minimi ma pieni di energia e la gestione delle fonti luminose è decisiva. Nel frattempo – mentre per aggiustamenti successivi si modella con coscienza il corpo vivo del futuro e si protegge il proprio mondo – ci si scherma il più possibile da ciò che accade oltre, dagli avvenimenti odiosi che col loro peso abnorme schiaccerebbero la pura, impareggiabile bellezza famigliare.

Some relations are no longer satisfied [2021]

Nel corso del lockdown ho lavorato dentro casa, ero solo. Una frase, anzi un alert, continuava a presentarsi nel programma CAD di cui mi servo spesso in questi anni: Some relations are no longer satisfied… , e mi sembrava che l’avviso, dedicato di per sé a dei modelli matematici, dicesse essenzialmente – come un titolo – del denso cambiamento del periodo.
Ho composto i testi in 2-3 settimane, li ho finiti senza grosse riscritture a metà aprile 2020. Nei mesi successivi, degli spunti fotografici che ancora non riuscivo ad instradare hanno trovato nello scorrere dei versi un loro spazio naturale, diventandone di fatto un’estensione.
Impaginando il materiale, il processo si è di nuovo trasformato: la sequenza cronologica dei testi e delle immagini è andata frammentandosi, le stringhe di un linguaggio parallelo hanno tracciato traiettorie alternative. A ben vedere, hanno creato relazioni.
Questa sovrapposizione di detriti ha la misura di un diario e di una mappa ripiegata. Nella sua limitatezza, ha l’enormità del viaggio.

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Progetto editoriale: Casa Hooligan, 2021 (Elena Pagliani)
Formato chiuso: 14×21 cm
Prima apertura: 27×21 cm
Seconda apertura: 53×21 cm
Libretto di coda: 8×21 cm

A B C [2020-2023]

Nel maggio del 2020, dopo la cattività del lockdown, restituire una forma essenziale agli affetti, alla socialità, al rapporto fra sé e gli spazi, ha richiesto un’immagine nuova del proprio passaggio, una scelta compiuta dei luoghi in cui stare. Così dalla pianura ho risalito lentamente l’Appennino e per passaggi successivi, con la mia compagna Ambra, ho camminato da profano sui sentieri e le sassaie, dentro i boschi, lungo i fianchi di montagne viste appena, astrattamente, sulle mappe. Entrambi cercavamo con fatica di scoprire qualche nome dell’intorno: se ha le foglie dentellate forse è un olmo, questa pianta sarà timo? Analfabeti dei luoghi percorsi, con il linguaggio emotivo li abbiamo osservati e sentiti. Fotografati soltanto se il gesto veniva istintivo.

Zeitreise [2017]

Il Kongressbau di Norimberga rappresenta gli ideali architettonici nazisti: dimensioni colossali, effetto scenico, macigno sulla strada della storia. Sebbene la sua costruzione sia stata interrotta e non mostri di sé che metà della mole, camminare oggi lungo il porticato di granito (proveniente dalle cave attorno a cui erano sorti alcuni campi di sterminio) dà non solo la misura di un progetto fuori scala dal difficile riuso, ma anche la visuale di un’eredità complessa e mai lontana. "Zeitreise" è concepito come un trittico in più tempi, come un percorso emotivo e simbolico dentro un’immagine storica, attuale, futura.

As it is [2016]

As it is esplora un tratto di via Emilia, quello compreso fra Modena e Parma, e su questo percorso raccoglie frammenti di luoghi e di storie, lineamenti di un perenne cambiamento che interessa la natura del paesaggio e chi lo abita. Trasformazioni di grande portata o sfumate, di poca entità, da cercare attraverso una serie di soste.

As it is è da considerarsi come parte di un ritratto in movimento, un’osservazione allo stato corrente di come la strada maestra – e quel che sta intorno – continui la sua transizione.

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Il progetto nasce dal laboratorio "Per strada" diretto da Guido Guidi, organizzato e promosso da "Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea".

Rendering [2013-2014]

I render edilizi sono immagini ideali, le immagini della città in costruzione. Sono anteprime di un sommovimento che solitamente – specie al di là delle grandi entità volumetriche – tende a sfuggirci. Sommando queste immagini si ottiene un campionario verosimile e diretto di come il territorio stia cambiando e quali spinte costruttive ne deformino il carattere, l’aspetto, l’estensione. In termini di suolo consumato, l’Emilia-Romagna è la quarta regione in Italia (con riferimento al decennio 2001-2011); Bologna la quarta provincia. Nel parmense, dal 1976 al 2003, la superficie urbanizzata è cresciuta del 54%, nonostante un incremento demografico di solo il 2%. Una «moltitudine di sussulti edilizi individuali» – citando Stefano Boeri – continua a costruire molto più del necessario, componendo dappertutto «paesaggi generici ed equivalenti», città diluite che sono soltanto sequenze di pochi e modesti modelli insediativi. Rendering è una raccolta di immagini in fase di realizzazione. Le immagini di una città frammentata, impostata secondo misure private non riconducibili ad un interesse comune; una città che in tal senso tradisce la sua principale funzione.

Vuoto per pieno [2012]

È da più di due millenni che a Carrara si lavora il territorio. Ce ne accorgiamo, ad esempio, arrivando col treno: lungo i binari, oltre i depositi pieni di marmo, di blocchi squadrati e di lastre, al di sopra di quei carriponte maestosi, che ricordano idealmente tanti archi di trionfo messi in fila, le Alpi Apuane ci appaiono subito incise, sbucciate, tagliate, come se il taglio ne avesse raggiunto le ossa. Se ci affidiamo soltanto al satellite, invece, ciò che vediamo può forse sviarci. La visione zenitale ci permette certamente di esplorare il territorio, di intuire dislivelli e superfici, definire dei percorsi e degli accessi. Eppure non restituisce la complessità dell’ambiente reale, non dà una misura sensata, prospettica, umana, e ci mostra piuttosto curiose colate, versanti bianchissimi e lisci, stradine talmente tortuose che sembrano pura invenzione. Ma entrandoci fisicamente la cava riacquista il suo peso specifico, e genera una suggestione potente, perfino sacrale. In pratica è spazio ordinato e compiuto, disposto per piani, dove il centro del lavoro si distingue chiaramente dalle zone periferiche e da aree di possibile espansione. In virtù di questi aspetti, e dell’ampiezza della cava, questi spazi sono quasi uno spaccato di città. Una piccola città monumentale e metafisica, una sorta di città che si compone in negativo; come se avessimo attorno non tanto una cava, un cantiere, un continuo tagliare e sottrarre, bensì un costruito, una splendida sintesi urbana. Spazi sui quali, nei giorni di luce pulita, si appoggia la massa compatta del cielo, che nel contrasto coi marmi si arrende e scurisce, facendo per forza la parte del pieno.

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